Prignano: pescatore trova il cadavere di un 37enne incastrato tra la vegetazione del Secchia
Il macabro ritrovamento intorno alle 18:30 in via Sassuolo terzo tronco. Sul posto elicottero, sommozzatori e Carabinieri. Giallo sugli effetti personali segnalati già sabato
Prignano: pescatore trova il cadavere di un 37enne incastrato tra la vegetazione del Secchia. Il macabro ritrovamento intorno alle 18:30 in via Sassuolo terzo tronco. Sul posto elicottero, sommozzatori e Carabinieri. Giallo sugli effetti personali segnalati già sabato.
Il corpo senza vita di un uomo di 37 anni, presumibilmente di origini marocchine e proveniente da fuori provincia, è stato individuato e recuperato nel tardo pomeriggio di ieri all’interno del fiume Secchia, nel territorio comunale di Prignano sulla Secchia, in località Castelvecchio.
L’avvistamento e le complesse operazioni di recupero
L’allarme è scattato in un tratto particolarmente impervio e profondo del corso d’acqua, richiedendo l’attivazione di protocolli di soccorso specializzati. Intorno alle ore 18:30 di ieri, un pescatore è sceso a piedi lungo le sponde del Secchia dopo aver lasciato l’auto.
Superata una secca, in un punto caratterizzato da forti correnti, ha notato una figura sommersa sotto circa un metro d’acqua, rimasta tragicamente incastrata tra i rami e la fitta vegetazione fluviale.
Ricevuta la segnalazione, sul posto sono confluiti i Carabinieri della compagnia locale, le squadre dei Vigili del Fuoco di Sassuolo e i sommozzatori giunti da Bologna, supportati dall’alto dall’elicottero del corpo.
A causa della morfologia del terreno, ostica e non raggiungibile tramite i normali mezzi di terra, il recupero è stato affidato agli specialisti del nucleo Saf (Speleo Alpino Fluviale) dei Vigili del Fuoco, che sono riusciti a riportare a riva il corpo dell’uomo solo in serata.
Le prime risultanze e il mistero dell’auto abbandonata da sabato
L’indagine, pur orientata verso la tragica fatalità, presenta alcuni elementi temporali al vaglio degli inquirenti. Un primo e sommario esame esterno eseguito sulla salma non avrebbe evidenziato traumi evidenti, ferite da arma o segni riconducibili a una morte violenta.
La Procura ha comunque disposto il trasferimento del trentasettenne presso l’istituto di Medicina Legale di Modena per l’autopsia, l’unica in grado di certificare l’annegamento.
Nelle ore successive al ritrovamento, un testimone ha sollevato una polemica tramite le piattaforme social, dichiarando che gli effetti personali della vittima (documenti, smartphone, chiavi di casa, vestiti e la vettura stessa) erano stati individuati e segnalati alle autorità già nella giornata di sabato 6 giugno, senza che venissero avviate ricerche immediate poiché il fiume non si presentava in stato di piena.
I Carabinieri hanno effettivamente preso in consegna e posto sotto sequestro l’automobile e i documenti rinvenuti sulla sponda, elementi che hanno permesso di stringere il cerchio attorno all’identità del trentasettenne straniero residente in un’altra provincia.
La dinamica più probabile: la trappola del fiume
Gli investigatori dell’Arma mantengono aperte tutte le piste d’ufficio, ma lo scenario più accreditato resta quello dell’incidente da balneazione.
Il trentasettenne potrebbe essersi immerso nel Secchia nel pomeriggio di sabato per cercare refrigerio, venendo però tradito dai mulinelli d’acqua, dalle buche improvvise sul fondale o da un improvviso malore da idrocuzione, venendo trascinato a fondo dalle correnti.
Le denunce di scomparsa presentate nelle province limitrofe nelle ultime 48 ore sono ora al vaglio dei militari per completare il quadro dei riscontri anagrafici e avvisare i familiari della vittima.