Rapporto Invalsi 2026: vola l’inglese e crolla l’abbandono scolastico, ma è emergenza matematica alle elementari
Presentato alla Camera il Rapporto Invalsi 2026 su 2,3 milioni di alunni. Crolla la dispersione scolastica (7,3%), centrando in anticipo i target UE
Rapporto Invalsi 2026: vola l’inglese e crolla l’abbandono scolastico, ma è emergenza matematica alle elementari. Presentato alla Camera il Rapporto Invalsi 2026 su 2,3 milioni di alunni. Crolla la dispersione scolastica (7,3%), centrando in anticipo i target UE.
Luci e ombre nel quadro della scuola italiana delineato dal Rapporto Invalsi 2026, presentato questa mattina alla Camera dei Deputati. I dati, basati sulle prove che hanno coinvolto oltre 2,3 milioni di studenti dalle primarie alle superiori, mostrano un sistema scolastico a due velocità.
Se da un lato l’Italia celebra il traguardo storico del crollo della dispersione scolastica e ottimi risultati nelle competenze digitali e nell’inglese, dall’altro si accende un preoccupante allarme rosso sulle scuole elementari, dove gli apprendimenti di base in matematica e italiano continuano a scivolare verso il basso.
L’allarme: le elementari e il “fardello” della pandemia
Il dato più critico del rapporto riguarda la scuola primaria, dove si registra una preoccupante inversione di tendenza rispetto agli anni passati.
Solo poco più del 60% degli alunni di seconda e quinta elementare raggiunge il livello base in matematica. Significa che ben il 40% dei bambini non possiede le competenze minime.
Rispetto al periodo pre-pandemico (2019), si registra un calo strutturale nei risultati medi di circa l’8-10% (quando la quota di sufficienze superava il 70%).
In seconda elementare, per l’italiano e la comprensione del testo, solo il 67% dei bambini raggiunge la sufficienza nella lettura (era il 73% nel 2019).
Le difficoltà nate alle elementari si ripercuotono sugli anni successivi. In terza media la quota di chi raggiunge l’obiettivo in italiano cala dal 59% al 57%, mentre in matematica si attesta al 55%.
Secondo i ricercatori Invalsi, si tratta della generazione che ha vissuto gli anni chiave della prima alfabetizzazione durante l’emergenza Covid-19.
“I risultati post-pandemia si sono stabilizzati su livelli inferiori rispetto a quelli del 2019. È la nuova normalità, un fenomeno identico che si riscontra anche in Francia e Scandinavia. Non sappiamo esattamente perché stia accadendo dopo lo shock iniziale, ma di certo non dobbiamo abbassare la guardia e occorre investire sui nuovi programmi” — Roberto Ricci, Presidente Invalsi
Le buone notizie: superiori in ripresa, inglese e competenze digitali al top
Mentre le basi arretrano, i ragazzi più grandi mostrano segnali di forte resilienza e recupero, in particolare nelle materie linguistiche e scientifico-tecnologiche.
Italiano all’ultimo anno delle superiori: la quota di studenti promossi sale a livello nazionale dal 52% del 2025 al 54%. La spinta maggiore arriva dal Mezzogiorno, dove il Sud passa dal 44% al 47% e l’area Sud-Isole vola dal 43% al 47%, accorciando le distanze con un Nord che resta comunque stabile sopra il 60%.
Inglese eccellente: in quinta elementare il 91% degli alunni centra il livello A1 in Reading e l’85% in Listening. In terza media l’83% raggiunge l’A2 in Reading. All’ultimo anno delle superiori, il 63% degli studenti tocca l’obiettivo B2 in Reading e il 48% in Listening.
Competenze digitali: Invalsi registra progressi costanti e diffusi in tutti i cicli di istruzione, con ampie fasce di studenti che si assestano su livelli avanzati.
La dispersione scolastica crolla al minimo storico: target UE centrato in anticipo
Il successo più importante per il sistema paese riguarda la lotta contro la dispersione scolastica precoce (l’indicatore ELET, che misura i giovani tra i 18 e i 24 anni usciti dal circuito formativo senza diploma o qualifica).
Nel 2026, il tasso di dispersione stimato crolla al 7,3% (rispetto all’8,2% del 2025). Si tratta di un record assoluto per l’Italia, che consente di superare le richieste del PNRR e di centrare con ben quattro anni di anticipo l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030.
In termini pratici, dal 2019 a oggi la percentuale di diplomati o qualificati è salita dall’86,5% al 92,7%, salvando dall’abbandono circa 520 mila giovani (pari all’intera popolazione di una città come Genova) e allineando l’Italia agli standard di nazioni storicamente virtuose come Francia, Belgio e Paesi Bassi.