Torre del Greco: poliziotto ucciso da un Suv, domiciliari per il conducente

Tommaso Severino, l'imprenditore di Ercolano che guidava sotto l'effetto di alcol e cocaina a oltre 157 km/h, ottiene i domiciliari a otto mesi dalla tragedia

Redazione
Torre del Greco: poliziotto ucciso da un Suv, domiciliari per il conducente
L'auto distrutta nell'impatto

Torre del Greco: poliziotto ucciso da un Suv, domiciliari per il conducente. Tommaso Severino, l’imprenditore di Ercolano che guidava sotto l’effetto di alcol e cocaina a oltre 157 km/h, ottiene i domiciliari a otto mesi dalla tragedia.

A otto mesi dal drammatico schianto costato la vita al vice sovrintendente della Polizia di Stato Aniello Scarpati, 47 anni, e il grave ferimento del collega Ciro Cozzolino, la decisione dei giudici di concedere gli arresti domiciliari a Tommaso Severino scatena l’indignazione e il dolore della famiglia della vittima.

Severino, giovane imprenditore di Ercolano, ha lasciato il carcere per fare ritorno a casa in regime di custodia cautelare attenuata, ottenendo inoltre l’ammissione al processo con il rito abbreviato. Una scelta giudiziaria che ha ferito profondamente i familiari del poliziotto, a partire dal fratello Emanuel, che parla senza mezzi termini di «una ferita mortale alla giustizia».

La ricostruzione di una notte di folle violenza

I fatti risalgono alla notte del 1° novembre 2025, intorno alle due del mattino, in viale Europa a Torre del Greco. Le perizie tecniche e gli accertamenti tossicologici hanno delineato un quadro di sconcertante gravità.

Severino era alla guida di un Suv preso a noleggio, a bordo del quale viaggiavano altre sei persone, tra cui tre minorenni. I periti hanno accertato che il mezzo viaggiava a una velocità superiore ai 157 chilometri orari in curva prima di travolgere in pieno la volante del Commissariato di Torre del Greco.

Subito dopo essere stato rintracciato, l’imprenditore è risultato positivo alla cocaina e con un tasso alcolemico tre volte superiore al limite consentito dalla legge.

Dopo il devastante impatto, l’uomo ha abbandonato il veicolo sul posto e, secondo quanto denunciato dai familiari della vittima, si è allontanato fumando una sigaretta, restando irreperibile e latitante per circa dodici ore prima di essere rintracciato dalle forze dell’ordine.

Il vice sovrintendente Scarpati morì sul colpo. Il collega Cozzolino, agente scelto, rimase in coma per settimane e ancora oggi porta i segni di quella notte, costretto a sottoporsi a continue e dolorose terapie riabilitative.

Il dolore della famiglia e lo sfogo del fratello

La notizia della scarcerazione ha sconvolto la moglie di Aniello, Eliana Donadoni, e i suoi tre figli. Proprio ad aprile scorso, in occasione del 174° anniversario della Polizia di Stato, la famiglia era stata ricevuta dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva consegnato al primogenito Daniel la medaglia d’oro al merito civile alla memoria del papà.

Oggi, quell’onorificenza si scontra con la dura realtà di un provvedimento giudiziario che Emanuel Scarpati, fratello del poliziotto, contesta duramente.

«Va ai domiciliari un uomo che era stato definito potenzialmente pericoloso; un tossicodipendente che si è messo alla guida di un’auto con sei persone a bordo dopo aver assunto alcol e cocaina. Questo significa sputare in faccia alla giustizia, uccidere Aniello due volte e scoraggiare ogni cittadino onesto. A noi è stato inflitto l’ergastolo».

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