Vitriola: i resti trovati sono di Daniela Ruggi
I resti ossei e gli indumenti erano sepolti tra le macerie di Torre Pignone. Nel cantiere forense in azione i Carabinieri e gli archeologi dell'Università
Vitriola: i resti trovati sono di Daniela Ruggi. I resti ossei e gli indumenti erano sepolti tra le macerie di Torre Pignone. Nel cantiere forense in azione i Carabinieri e gli archeologi dell’Università.
È stato risolto il giallo della scomparsa di Daniela Ruggi, la trentaduenne di cui si erano perse definitivamente le tracce nel 2024. I resti scheletrici della donna sono stati localizzati e recuperati a Vitriola, una frazione del comune di Montefiorino, sulle montagne della provincia di Modena.
Il macabro ritrovamento all’interno di Torre Pignone
La localizzazione del corpo della trentaduenne è il coronamento di un percorso investigativo iniziato all’alba di questo anno, all’interno di un complesso monumentale abbandonato e fatiscente.
Il primo tassello del giallo era emerso proprio il 1° gennaio 2026, quando un passante aveva casualmente rinvenuto un teschio umano nei pressi della struttura. Gli esami sul DNA avevano successivamente confermato l’appartenenza del reperto a Daniela Ruggi.
Nella giornata di ieri, l’area di Torre Pignone — un antico edificio storico diroccato che domina la frazione di Vitriola — è stata trasformata in un vero e proprio cantiere di scavo archeologico-giudiziario.
Sotto la direzione della Procura della Repubblica di Modena, gli inquirenti hanno rinvenuto la quasi totalità dello scheletro della vittima, sepolto sotto quintali di detriti strutturali.
I rilievi scientifici e l’ipotesi del crollo
Le operazioni di recupero sono state condotte con metodologie mutuata dall’archeologia per non alterare la stratigrafia del sito e preservare eventuali micro-tracce forensi.
Sul posto hanno operato i Carabinieri del Comando Provinciale di Modena, i consulenti tecnici nominati dai magistrati e i periti di parte nominati dal legale del fratello della vittima.
Per liberare l’area, è stato necessario rimuovere con estrema cautela le travi portanti e i blocchi di pietra derivanti dal parziale cedimento dei solai e dei pavimenti interni della torre.
L’obiettivo primario dei medici legali e degli archeologi forensi è stabilire l’esatta cinematica del decesso. Gli inquirenti devono capire se la donna si trovasse all’interno dell’edificio al momento di un crollo strutturale improvviso — rimanendo schiacciata e sepolta viva —, o se il corpo sia stato occultato all’interno della torre in un momento antecedente o successivo alla morte per mano di terzi.
Maggio 2026: i reperti e i prossimi passi della Procura
Il perimetro storico di Torre Pignone è stato interamente posto sotto sequestro giudiziario per consentire il completamento delle attività di repertazione.
Durante lo svuotamento della nicchia di crollo, gli specialisti dell’Arma hanno recuperato e catalogato anche diversi oggetti personali e gli indumenti che la giovane indossava al momento della scomparsa.
I tessuti degli abiti e le superfici delle ossa verranno ora sottoposti ad accertamenti di laboratorio alla ricerca di tracce ematiche, lesioni da arma da taglio o da fuoco, o profili genetici estranei, elementi fondamentali per escludere o confermare la pista dell’omicidio.