Volevo restare con voi, siete stati la mia forza»: l’addio da brividi di Daniele Cacciapuoti nella lettera scritta prima di morire
L'ultimo messaggio scritto dal 32enne di Qualiano prima del trapianto fatale alle Molinette di Torino. Il sindaco De Leonardis pubblica il testo d'intesa con i familiari
Volevo restare con voi, siete stati la mia forza»: l’addio da brividi di Daniele Cacciapuoti nella lettera scritta prima di morire. L’ultimo messaggio scritto dal 32enne di Qualiano prima del trapianto fatale alle Molinette di Torino. Il sindaco De Leonardis pubblica il testo d’intesa con i familiari.
Una lettera intima, scritta a penna su un foglio pochi minuti prima di varcare la soglia della sala operatoria, con la speranza segreta che nessuno dovesse mai aprirla.
Dopo la tragica scomparsa di Daniele Cacciapuoti, il cui cuore si è fermato nei giorni scorsi a causa delle complicanze insorte dopo un delicatissimo doppio trapianto effettuato all’ospedale Molinette di Torino, quel testo è diventato un’eredità pubblica.
Il sindaco di Qualiano (Napoli), Raffaele De Leonardis, d’intesa con la famiglia della vittima, ha deciso di renderne noto il contenuto sui canali istituzionali, trasformando il dolore privato in una straordinaria testimonianza collettiva di coraggio, dignità e amore viscerale.
«Se avete questo foglio, la tempesta ha vinto»
Il testo, che sta commuovendo l’intera comunità dell’hinterland napoletano, si apre con una lucidità e una dolcezza disarmanti, fotografando gli ultimi istanti di consapevolezza prima dell’anestesia.
«Se avete questa lettera tra le mani, significa che il mio cuore e il mio fegato non ce l’hanno fatta a superare questa enorme tempesta. Sapete quanta paura avessi, ma sapete anche con quanta speranza ho baciato ognuno di voi prima di varcare quella porta. Ho lottato fino all’ultimo respiro perché volevo restare qui, con voi».
Nelle righe successive, il trentaduenne ripercorre i lunghi e spossanti mesi trascorsi a Torino, lontano dalla propria terra d’origine, per sottoporsi ai cicli di terapie e attendere la chiamata degli organi compatibili.
Un esilio forzato che, anziché fiaccarlo, ha ridefinito le sue priorità: «Il trasferimento a Torino mi ha reso ancora più consapevole dell’amore viscerale che provo verso la mia famiglia. Affrontare quel percorso, vivere quell’esperienza lontano da casa, mi ha fatto capire con una chiarezza assoluta quanto siete preziosi».
Il pensiero alla famiglia: «L’amore vero non conta la fatica»
Il passaggio più toccante della missiva affronta il senso di colpa che spesso attanaglia i malati cronici, spazzato via dalla devozione dei suoi cari che lo hanno assistito fino alla fine in Piemonte.
Daniele confessa nelle sue ultime righe di essersi sentito, a volte, un peso invalido per la famiglia a causa delle continue limitazioni imposte dal progressivo cedimento degli organi.
Un dubbio smentito dai fatti e dalle cure amorevoli ricevute. «Per voi non ero un peso, ero semplicemente il vostro Daniele e l’amore vero non conta mai la fatica. Siete stati la mia forza anche a distanza, il mio pensiero fisso, il mio porto sicuro».
La pubblicazione della lettera, concepita da Cacciapuoti come uno scudo protettivo per i suoi parenti nel caso in cui si fosse verificato lo scenario peggiore, è stata accolta da un’ondata di commozione a Qualiano.
Il comune si stringe attorno ai familiari, celebrando il ricordo di un concittadino che ha affrontato la malattia a viso aperto, lasciando una lezione di vita scritta prima di arrendersi al destino.