Addio a Edgar Morin (1921-2026): si spegne il padre del “Pensiero Complesso”

Il filosofo e sociologo francese è deceduto a 104 anni. Dalla Resistenza antinazista alla formulazione di una riforma globale dell'educazione e della politica per il XXI secolo

Redazione
Addio a Edgar Morin (1921-2026): si spegne il padre del “Pensiero Complesso”
Edgar Morin

Addio a Edgar Morin (1921-2026): si spegne il padre del “Pensiero Complesso“. Il filosofo e sociologo francese è deceduto a 104 anni. Dalla Resistenza antinazista alla formulazione di una riforma globale dell’educazione e della politica per il XXI secolo.

La notizia della scomparsa di Edgar Morin, spentosi nella notte all’età di 104 anni, segna la fine di un’era per la cultura mondiale. Con lui scompare l’ultimo grande titano del Novecento, un pensatore che ha attraversato un secolo di storia e ha continuato, fino al suo primo quarto di secolo successivo, a illuminare il mondo con la sua straordinaria lucidità e la sua dirompente fecondità intellettuale.

Nato a Parigi il 16 luglio 1921 con il nome di Edgar Nahoum, da una famiglia di ebrei sefarditi di origine livornese, Morin non è stato solo un accademico da scrivania, ma un uomo che ha pagato in prima persona il prezzo della storia.

Nei primi anni Quaranta, durante l’occupazione tedesca, scelse la clandestinità partecipando attivamente alla Resistenza antinazista con le forze golliste e comuniste, adottando proprio in quel teatro di pericolo lo pseudonimo “Morin”, che avrebbe mantenuto per il resto della vita come firma del suo impegno nel mondo.

Il Manifesto della Complessità: superare la frammentazione

Il contributo più rivoluzionario di Morin alla cultura contemporanea risiede nella formulazione del “Pensiero Complesso”, formalizzato nella sua monumentale opera in sei volumi, Il Metodo (La Méthode):

Morin ha strenuamente combattuto la parcellizzazione del sapere tipica della modernità. Sosteneva che l’iperspecializzazione scientifica rendesse ciechi di fronte all’insieme: «La conoscenza frammentata crea una cecità globale».

Il suo approccio proponeva di connettere le scienze umane alle scienze naturali, la biologia alla sociologia, convinto che ogni fenomeno umano vada letto come un sistema in cui il tutto è più della somma delle singole parti.

L’intellettuale militante: la politica dell’uomo

Come giustamente evidenziato, per Morin il lavoro intellettuale non era un mero esercizio astratto di speculazione filosofica o accademica, ma assumeva un senso profondo solo se declinato in un impegno etico e civile, capace di tradursi in proposte politiche realistiche, percorribili e concrete

Morin ha tradotto questa visione in testi programmatici fondamentali, come Terra-Patria e I sette saperi necessari all’educazione del futuro (scritto per l’UNESCO).

Ha proposto una vera e propria riforma dell’insegnamento per abituare le nuove generazioni a convivere con l’incertezza e a riconoscere il destino comune che lega l’intera umanità su questo pianeta, interpretando la politica non come mera gestione del potere, ma come uno strumento per rigenerare le relazioni umane e salvare la biosfera.

L’eredità di un “Umanista Planetario”

Fino ai suoi ultimi mesi di vita, nonostante l’età ultracentenaria, Edgar Morin ha continuato a scrivere, a rilasciare interviste e a commentare i conflitti e le crisi del nostro tempo con una freschezza intellettuale che lasciava sbalorditi.

Non ha mai smesso di mettere in guardia l’Europa e il mondo dai rischi del neofascismo, del nazionalismo esasperato e della cieca fede nella tecnologia e nell’algoritmo come sostituti del pensiero critico.

La sua scomparsa ci lascia orfani di una bussola etica formidabile, ma ci consegna un patrimonio immenso: l’invito a non rassegnarci alla semplificazione della realtà, a comprendere le ragioni dell’altro e a lottare per una “politica dell’uomo” che sappia unire il realismo dell’azione alla forza dell’utopia possibile.

Maria Laudando

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