Alex Pineschi, contractor italiano, ucciso in battaglia in Ucraina

L'ex alpino spezzino di 42 anni, già veterano delle campagne contro l'Isis in Iraq, è caduto al fronte. Nel suo ultimo post una dura analisi sulla competenza militare

Redazione
Alex Pineschi, contractor italiano, ucciso in battaglia in Ucraina
Alex Pineschi

Alex Pineschi, contractor italiano, ucciso in battaglia in Ucraina. L’ex alpino spezzino di 42 anni, già veterano delle campagne contro l’Isis in Iraq, è caduto al fronte. Nel suo ultimo post una dura analisi sulla competenza militare.

Un noto contractor e addestratore militare italiano, Alex Pineschi, 42 anni, è stato ucciso in combattimento sul fronte ucraino. L’annuncio del decesso è stato formalizzato nelle ultime ore dall’associazione internazionale di volontariato e monitoraggio dei caduti Memorial, che ha diffuso una nota di cordoglio: «Il nostro amato fratello è morto sul campo di battaglia».

Dalla Brigata Alpina ai fronti caldi del Medio Oriente e dell’Ucraina

La biografia di Alex Pineschi, originario di La Spezia, descrive il profilo di un soldato professionista di grande esperienza operativa. Pineschi aveva iniziato la sua carriera militare in Italia tra le fila delle truppe alpine, acquisendo le specializzazioni base del combattimento in territori impervi e montani.

Anni dopo il congedo, aveva operato come volontario e contractor nel nord dell’Iraq, schierandosi al fianco delle milizie curde peshmerga nella sanguinosa guerra di logoramento contro le forze dell’Isis.

Immediatamente dopo l’invasione su vasta scala ordinata dalla Federazione Russa nel febbraio del 2022, il quarantaduenne spezzino aveva deciso di partire per l’Ucraina, inquadrandosi nelle unità di volontari internazionali schierate a difesa del territorio di Kiev, dove ha prestato servizio negli ultimi quattro anni fino all’epilogo fatale di questa settimana.

Il testamento social: “L’esperienza non è competenza”

Pineschi utilizzava molto i canali social per documentare la dura realtà del fronte, scardinando spesso la retorica idealizzata della guerra. Il suo ultimo post pubblico, datato poco meno di due settimane fa, conteneva una riflessione tecnica e tagliente, rivolta proprio al mondo dei sedicenti istruttori militari e dei veterani improvvisati.

«Aver combattuto in guerra non fa di te un esperto, e passare del tempo in una trincea con un fucile in mano non ti trasforma automaticamente in un istruttore tattico capace. L’esperienza operativa è importante? Assolutamente. Ti espone allo stress, alla paura, al caos e alla realtà del combattimento. Ma l’esperienza da sola non è competenza».

Il contractor ligure sottolineava come l’esperienza di trincea, se non supportata da anni di studio analitico e dottrina tattica, rimanga una semplice vicenda personale non trasmissibile ad altri.

«Anche mia nonna ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale. Questo non significa che le chiederei come tarare un red dot o come strutturare un programma di addestramento. E onestamente, conosco molti veterani di cui non mi fiderei nemmeno con una matita e un foglio di carta».

«Qualcuno dice: “Combatto dal 2022.” Okay. E allora? Passare anni in guerra non significa automaticamente aver imparato qualcosa. Alcune persone sopravvivono per fortuna, per le circostanze, o per la competenza delle persone che le circondano».

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