Caso Patrizia Monteleone: il doppio movente dietro la morte in piscina

Il mantenimento e una convivenza diventata insostenibile. La Procura: «Poteva colpire anche la figlia»

Redazione
Caso Patrizia Monteleone: il doppio movente dietro la morte in piscina

Caso Patrizia Monteleone: il doppio movente dietro la morte in piscina. Il mantenimento e una convivenza diventata insostenibile. La Procura: «Poteva colpire anche la figlia».

L’ordinanza di custodia cautelare ricostruisce il presunto piano dell’omicidio e i contrasti familiari. Carmine Civitillo, 76 anni, è in carcere con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato. Resta da chiarire se abbia confessato: al momento non ci sono conferme ufficiali.

Due presunti moventi, una convivenza diventata sempre più difficile e una morte che, secondo la Procura di Como, non sarebbe stata un incidente, ma il tragico epilogo di una situazione familiare ormai deteriorata.

Emergono nuovi e inquietanti particolari dall’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Carmine Civitillo, 76 anni, accusato dell’omicidio dell’ex moglie Patrizia Monteleone, 64 anni, trovata senza vita nella piscina della propria abitazione a Buccinigo di Erba il 27 settembre scorso.

L’uomo è stato arrestato nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre in provincia di Benevento, dove si era trasferito dopo il sequestro della villetta di Buccinigo. Per gli inquirenti, dietro la morte della donna ci sarebbero due motivazioni principali: da una parte il possibile vantaggio economico derivante dalla cessazione del mantenimento, dall’altra l’intolleranza nei confronti di una convivenza che sarebbe diventata sempre più difficile da sopportare.

Il primo movente sarebbe il mantenimento economico

Dopo la separazione, Civitillo non viveva più stabilmente con Patrizia, ma continuava a essere tenuto al versamento del mantenimento. La situazione era cambiata dopo l’ictus che, circa due anni prima, aveva provocato alla donna una grave disabilità, compromettendone pesantemente l’autonomia.

Patrizia era così tornata nell’abitazione dell’ex marito, in attesa che i figli riuscissero a trovare una sistemazione alternativa adeguata alle sue condizioni. Secondo la pm Alessandra Bellù, la morte della donna avrebbe comportato per Civitillo un beneficio economico, liberandolo dall’obbligo di continuare a versarle il mantenimento.

Nell’ordinanza, la Procura individua proprio nell’ex marito la persona che avrebbe potuto trarre un vantaggio concreto dalla scomparsa della 64enne. Un’ipotesi investigativa che si affianca a un secondo movente, ritenuto ancora più legato alla quotidianità della convivenza.

Il secondo movente sarebbe, invece, una convivenza diventata insostenibile

La presenza di Patrizia nella casa di Buccinigo avrebbe progressivamente alimentato tensioni e contrasti. La donna dormiva nella zona soggiorno e condivideva con l’ex marito gli spazi comuni, compresa la cucina.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, sarebbero nati continui dissapori sulla spesa, sugli alimenti e sui pasti che Civitillo preparava o metteva a disposizione della donna. La situazione sarebbe arrivata al punto che l’uomo avrebbe spostato il frigorifero in veranda, proprio per impedire alla ex moglie di accedervi direttamente.

Un quadro di conflittualità che emerge anche dalle dichiarazioni rese dalla figlia Eleonora agli investigatori. La donna avrebbe raccontato che i rapporti tra i genitori erano ancora molto difficili e che il padre avrebbe più volte manifestato il desiderio di trovare un modo per liberarsi della madre, considerata ormai soltanto un peso.

Parole che, nella ricostruzione accusatoria, assumono un significato particolare alla luce di quanto sarebbe accaduto il 27 settembre. Secondo l’ipotesi formulata dagli inquirenti, Civitillo avrebbe aggredito Patrizia all’interno dell’abitazione, comprimendole con forza la bocca e provocandone il soffocamento.

Successivamente avrebbe utilizzato la carrozzina per condurla fino alla piscina, spingendola in acqua nel tentativo di simulare una morte accidentale. Una ricostruzione che si contrappone alla prima versione fornita dall’uomo.

Civitillo aveva raccontato di essere uscito di casa al mattino, lasciando la moglie ancora a letto, e di averla ritrovata successivamente senza vita nella piscina. Il racconto avrebbe però immediatamente sollevato dubbi. Patrizia soffriva di emiparesi e presentava una grave compromissione della mobilità: difficilmente avrebbe potuto raggiungere autonomamente il giardino e superare il tratto di prato che separava l’abitazione dalla piscina.

A destare ulteriori sospetti sarebbe stata la carrozzina, trovata bagnata e gocciolante a bordo vasca. In un primo momento Civitillo avrebbe sostenuto di non aver toccato nulla, né il corpo della ex moglie né altri oggetti. Successivamente avrebbe modificato la propria versione, ammettendo di essere stato lui a recuperare la carrozzina dall’acqua.

Per gli investigatori, un particolare che avrebbe contribuito a mettere ulteriormente in discussione la versione dell’incidente. Tra gli elementi finiti al centro dell’inchiesta figurano anche alcuni graffi riscontrati sulle braccia dell’indagato. Secondo gli investigatori, potrebbero essere compatibili con un tentativo di difesa da parte della vittima durante l’aggressione.

Le indagini

Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Como, hanno compreso intercettazioni telefoniche, testimonianze, accertamenti tecnico-scientifici e verifiche medico-legali.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, Civitillo avrebbe inoltre contattato alcuni familiari, chiedendo ai figli che nutrivano sospetti nei suoi confronti di ritrattare le dichiarazioni rese agli investigatori.

Un comportamento che la Procura avrebbe valutato come possibile tentativo di inquinamento delle prove. Nel provvedimento viene richiamata anche l’ipotesi di un possibile rischio di fuga all’estero, collegata ad alcuni recenti contatti dell’uomo con un conoscente cinese.

Uno dei passaggi più delicati dell’ordinanza riguarda il pericolo di reiterazione del reato. La pm Alessandra Bellù avrebbe infatti evidenziato il rischio che Civitillo potesse rivolgere la propria violenza anche contro altri componenti della famiglia, in particolare contro la figlia Eleonora.

Nel provvedimento viene riportato che l’uomo l’avrebbe esplicitamente accusata di averlo rovinato attraverso le dichiarazioni rese agli inquirenti. La Procura richiama inoltre precedenti manifestazioni di intenzioni violente nei confronti della figlia, che non si sarebbero concretizzate grazie all’intervento del compagno della donna.

L’ordinanza descrive anche la presunta indifferenza manifestata dall’indagato nei confronti della morte dell’ex moglie, con commenti sprezzanti e risate che, secondo la pm, avrebbero contribuito a delineare un quadro particolarmente allarmante.

Viene citata anche la preoccupazione della figlia Giada, che avrebbe richiesto al medico del padre una valutazione psichiatrica. La Procura avrebbe quindi ritenuto concreto il rischio di ulteriori condotte violente, valutando insieme il pericolo di reiterazione, quello di inquinamento probatorio e il possibile rischio di fuga.

Elementi che hanno portato alla richiesta e all’applicazione della misura cautelare in carcere. Resta ora un interrogativo importante.

Carmine Civitillo ha ammesso le proprie responsabilità?

Al momento non risultano informazioni ufficiali che confermino un’eventuale confessione dell’uomo. Non è quindi possibile stabilire se abbia riconosciuto le contestazioni mosse dalla Procura oppure se continui a contestare la ricostruzione accusatoria.

Un aspetto che resta da chiarire mentre l’inchiesta prosegue e gli investigatori cercano di ricostruire ogni dettaglio di quella mattina di settembre. La vicenda di Patrizia Monteleone, inizialmente apparsa come una tragedia consumatasi nella piscina della propria abitazione, si è trasformata in un’inchiesta per omicidio volontario pluriaggravato.

Al centro della ricostruzione della Procura ci sono una donna gravemente disabile, una convivenza familiare sempre più conflittuale e due presunti moventi che avrebbero potuto spingere l’ex marito a compiere il gesto estremo.

Carmine Civitillo si trova attualmente in carcere. Le accuse nei suoi confronti dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Per Patrizia, intanto, resta una vicenda che ha profondamente scosso Erba e che continua a sollevare interrogativi ai quali soltanto il percorso giudiziario potrà dare risposte.

Vanessa Miceli

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