Caso Pivetti, la Cassazione annulla la condanna d’appello: il processo sulle Ferrari fittizie in Cina è tutto da rifare

Accolto il ricorso dei legali contro la condanna a 4 anni per evasione e riciclaggio. Resta fermo il blocco preventivo dei beni per 3,4 milioni

Redazione
Caso Pivetti, la Cassazione annulla la condanna d’appello: il processo sulle Ferrari fittizie in Cina è tutto da rifare
Irene Pivetti

Caso Pivetti, la Cassazione annulla la condanna d’appello: il processo sulle Ferrari fittizie in Cina è tutto da rifare. Accolto il ricorso dei legali contro la condanna a 4 anni per evasione e riciclaggio. Resta fermo il blocco preventivo dei beni per 3,4 milioni.

Clamoroso colpo di scena giudiziario nel procedimento a carico di Irene Pivetti. La seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d’appello che lo scorso dicembre aveva condannato l’ex presidente della Camera a 4 anni di reclusione per le accuse di frode fiscale e autoriciclaggio.

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso presentato dal difensore di Pivetti, l’avvocato Filippo Cocco, ribaltando a sorpresa le conclusioni del Procuratore Generale che aveva invece formalmente richiesto la conferma della pena detentiva. Gli atti tornano ora alla Corte d’Appello di Milano, dove l’intero iter processuale di secondo grado dovrà ripartire da zero davanti a una sezione differente.

La reazione e le tappe del processo: cosa succede adesso

Appresa la notizia dell’annullamento, l’ex esponente leghista ha espresso vivo sollievo, ribadendo la propria linea di condotta. «Sono molto contenta, naturalmente. La Corte non poteva fare diversamente, la mia difesa ha denunciato molte e gravi irregolarità processuali. Speriamo che questa volta in appello si possa finalmente ragionare sui fatti reali e provati e non sulle fantasie della Procura».

Se da un lato la condanna penale a 4 anni viene azzerata in attesa del nuovo giudizio, la Cassazione ha comunque mantenuto il sequestro preventivo dei 3,4 milioni di euro, originariamente ordinato dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano.

Nel medesimo filone restano congelate anche le posizioni del pilota di rally Leonardo “Leo” Isolani e della moglie Manuela Mascoli (entrambi condannati in appello a 2 anni con pena sospesa).

L’inchiesta: il triangolo Only Italia, le vetture e la pista cinese

Al centro del fascicolo coordinato dal pubblico ministero milanese Giovanni Tarzia c’è il sospetto giro di compravendite internazionali orchestrato attraverso il brand Only Italia, gruppo societario riconducibile all’ex parlamentare.

Secondo l’impianto accusatorio, la struttura sarebbe stata utilizzata per una complessa operazione di schermatura finanziaria volta a nascondere al Fisco italiano i beni del Team Racing di Isolani, schiacciato da un debito tributario di circa 5 milioni di euro.

L’operazione mirava a sottrarre alla riscossione tre Ferrari Granturismo attraverso una presunta transazione fittizia con il colosso cinese Daohe, destinando infine le vetture storiche a un trasferimento simulato in Spagna.

Secondo la tesi della Procura — finora sempre respinta dall’innocentismo della Pivetti — l’unico reale passaggio commerciale sarebbe stato il logo della scuderia di Isolani associato al cavallino Ferrari.

Un marchio che l’ex presidente della Camera avrebbe rilevato per 1,2 milioni di euro, rivendendolo subito dopo alla holding asiatica per l’iperbolica cifra di 10 milioni di euro.

Quello sulle auto sportive non è l’unico fronte legale caldo per l’ex esponente politico. La Procura di Milano ha infatti recentemente notificato l’avviso di chiusura indagini per un secondo filone parallelo.

Quello relativo a una presunta speculazione illecita sulla compravendita di mascherine protettive dalla Cina per un valore di 35 milioni di euro, importate in Italia nel pieno dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

  •  

Redazione

La redazione de L'inserto, articoli su cronaca, economia e gossip

Modifica le impostazioni GPDR