Caso Tramontano, la Cassazione ordina l’Appello Bis: “Impagnatiello ha premeditato il delitto”
I giudici di terzo grado confermano l'ergastolo ma contestano l'esclusione della premeditazione
Caso Tramontano, la Cassazione ordina l’Appello Bis: “Impagnatiello ha premeditato il delitto”. I giudici di terzo grado confermano l’ergastolo ma contestano l’esclusione della premeditazione.
Il percorso giudiziario per uno dei casi di cronaca nera più dolorosi e mediatici degli ultimi anni si arricchisce di un nuovo, fondamentale capitolo.
La Corte di Cassazione, nelle motivazioni della sentenza emessa il 9 aprile 2026, ha stabilito che dovrà essere celebrato un processo d’appello bis nei confronti di Alessandro Impagnatiello, il barman trentenne condannato per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, avvenuto a Senago il 27 maggio 2023.
I giudici della Suprema Corte non hanno scalfito l’impianto principale della condanna, confermando l’ergastolo, ma hanno accolto il ricorso relativo all’esclusione di una delle aggravanti più pesanti: la premeditazione.
L’errore dei giudici d’appello e la tesi della Cassazione
Nelle motivazioni del verdetto, la Cassazione ha bocciato la ricostruzione dei giudici di secondo grado, definendo “erronea” l’esclusione della premeditazione.
Secondo gli ermellini, esistono elementi probatori granitici che dimostrano come l’intenzione di uccidere Giulia Tramontano non sia nata da un raptus improvviso o da una lite degenerata, ma fosse un progetto criminale pianificato molti mesi prima del 27 maggio 2023.
L’intenzione omicida, secondo la Suprema Corte, non è mai venuta meno nel tempo, tornando a farsi stringente e pressante proprio nelle ore e nei giorni immediatamente precedenti all’esecuzione materiale del delitto.
La prova regina: il “tassello” tossicologico del veleno
L’elemento cardine che ha spinto la Cassazione a richiedere il nuovo processo d’appello risiede nei risultati dei rilievi scientifici effettuati dai periti. Gli esami tossicologici eseguiti sui tessuti di Giulia e del feto (il piccolo Thiago, che la donna portava in grembo al settimo mese) hanno rivelato la presenza di bromadiolone, un potente principio attivo del veleno per topi.
La Cassazione sottolinea come i giudici d’appello abbiano sottovalutato un dato cronologico fondamentale: Impagnatiello cercava di avvelenare la compagna già dal dicembre 2022.
Negli ultimi quaranta giorni di vita della ragazza, l’uomo aveva progressivamente incrementato e intensificato le dosi somministrate. Questa condotta continuativa e mirata rappresenta, per la terza sezione della Corte, la prova indiscutibile di una preordinazione fredda e calcolata.