Crisi di governo, la mossa di Conte: vuole un chiarimento alle Camere

E potrebbe farlo già all'inizio della prossima settimana. Prima però presiederà il Cdm per lo scostamento di bilancio, già calendarizzato in Aula il 20 gennaio, e senza il quale non si può votare il quinto decreto Ristori
di redazione
5 giorni fa
14 Gennaio 2021

Crisi di governo, la mossa di Conte: vuole un chiarimento alle Camere. Niente dimissioni preventive con eventuale reincarico: Giuseppe Conte vuole uscire dalla crisi passando dalle Camere.

Vuol dire essenzialmente recarsi a Montecitorio e Palazzo Madama e rendere comunicazioni sull’attuale situazione politica. E quindi misurarsi col voto del Parlamento. Lo fa sapere il Quirinale alla fine di un rapido incontro.

Il secondo in due giorni, tra il capo dello Stato e quello del governo. Il presidente del Consiglio è salito al Colle per presentare le dimissioni ricevute ieri dalle ministre d’Italia Viva e proporre a Sergio Mattarella di accettarle, come da prassi.

Ha assunto l’interim all’Agricolura (le Pari Opportunità erano un ministero senza portafogli) e poi, come recita il comunicato del Colle, ha “illustrato al Presidente della Repubblica la situazione politica determinatasi a seguito di tali dimissioni”.

Passaggio formale

Altro passaggio formale: nell’incontro di ieri, infatti, Renzi non aveva ancora ritirato la sua delegazione dal governo. Meno formale e più di sostanza è il fatto che il presidente del consiglio ha “rappresentato la volontà di promuovere in Parlamento l’indispensabile chiarimento politico mediante comunicazioni da rendere dinanzi alle Camere”.

Dopo il passo indietro di Italia viva, infatti, c’era attesa per la mossa di Conte. Il capo dell’esecutivo avrebbe potuto dimettersi, ottenendo magari un reincarico per avere un mandato ampio nelle trattative necessarie a formare un nuovo governo.

Oppure avrebbe potuto presentarsi alle Camere e puntare le sue fiches su un voto di fiducia. Due opzioni che avevano due grosse controindicazioni. La seconda era ad alto grado di rischio, la prima avrebbe richiesto una lunga gestazione. E in piena pandemia non è possibile prendersi tempi lunghi neanche per formare un nuovo governo.

Del resto è l’unica richiesta formulata da Mattarella nell’incontro di ieri. Dopo lo “sgomento” trapelato dal Colle per una crisi politica in piena emergenza sanitaria, nell’incontro di ieri il presidente della Repubblica ha sottolineato a Conte come fosse necessario “uscire velocemente da una condizioni d’incertezza vista l’allarmante situazione causata dalla pandemia”.

Comunicazioni alle Camere

Dopodiché toccava al premier decidere come gestire la situazione. Forse anche per questo motivo l’inquilino di Palazzo Chigi ha optato per la strada delle comunicazioni alle Camera. E infatti Mattarella ha preso atto degli “intendimenti” manifestati dal premier: di più in questa fase al capo dello Stato non può fare.

Prima di recarsi alle Camere, Conte presiederà il consiglio dei ministri convocato la sera del 14 gennaio per approvare lo scostamento di bilancio. Il provvedimento approderà nell’aula alla Camera il 20 e dovrebbe passare senza problemi visto che Renzi ha già annunciato l’intenzione di votarlo.

Il sostegno dei renziani non dovrebbe mancare anche all’ennesimo decreto Ristori, il quinto, da circa 24 miliardi: ossigeno per le categorie di lavoratori più colpite dalla crisi. Un provvedimento imponente che sarebbe opportuno varare con un governo in carica e pienamente nelle sue funzioni. Per votarlo però serve prima che il Parlamento dia il suo via libera allo scostamento di bilancio.

Per questo motivo in in un primo momento si ipotizzava che Conte decidesse di recarsi alle Camere dopo aver messo in sicurezza le due norme. Al Senato, dove il governo non avrebbe attualmente la maggioranza dopo la defezione d’Italia viva, gli equilibri cambiano in fretta.

Sarà anche per questo che il premier ha dato disponbilità a recarsi in Parlamento per “l’indispensabile chiarimento politico” a stretto giro, già lunedì o martedì, e dunque prima del voto sullo scostamento di bilancio. I voti d’Italia viva rischiano già di non essere più decisivi.