Franco Iachi Bonvin condannato a 1 anno e 8 mesi per aver ucciso un ladro durante una rapina
La difesa del 74renne rinuncia al ricorso in Cassazione. Diventa irrevocabile la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Torino dopo oltre cinque anni dai fatti di Pavone Canavese
Franco Iachi Bonvin condannato a 1 anno e 8 mesi per aver ucciso un ladro durante una rapina. La difesa del 74enne rinuncia al ricorso in Cassazione. Diventa irrevocabile la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino dopo oltre cinque anni dai fatti di Pavone Canavese.
Si chiude in maniera definitiva la lunga, complessa e sofferta vicenda giudiziaria che ha visto protagonista Franco Iachi Bonvin, il tabaccaio di 74 anni di Pavone Canavese (Torino) finito sotto processo per aver sparato e ucciso un giovane rapinatore che si era introdotto nella sua attività commerciale.
La difesa dell’uomo ha scelto di rinunciare formale al ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, rendendo così irrevocabile e definitiva la sentenza pronunciata nei mesi scorsi dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino.
Una condanna a 1 anno e 8 mesi di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale, che evita definitivamente l’ingresso in carcere al commerciante piemontese.
I fatti: la notte del 7 giugno 2019
La drammatica vicenda risale alla notte tra il 6 e il 7 giugno 2019. Iachi Bonvin, che risiedeva nell’appartamento situato esattamente sopra la sua rivendita di generi di monopolio, venne svegliato intorno alle 3:00 del mattino dai rumori sospetti provenienti dal locale sottostante.
Sceso a verificare, il commerciante si trovò di fronte una banda di tre malviventi intenti a svaligiare il negozio. Impugnata la propria pistola, regolarmente detenuta, l’uomo esplose alcuni colpi nell’oscurità.
Uno dei proiettili raggiunse al petto Jon Miron, un giovane di 24 anni di origine moldava. Il ragazzo, ferito a morte, riuscì a percorrere solo pochissimi metri prima di crollare a terra nel cortile esterno. Gli altri due membri del commando riuscirono a dileguarsi nell’oscurità facendo perdere ogni traccia.
L’episodio suscitò un acceso e immediato dibattito politico e sociale in tutta Italia sui limiti della legittima difesa e sulla tutela dei commercianti.
L’iter giudizio: dall’omicidio volontario alla derubricazione in colposo
Il percorso giudiziario dell’esercente è stato particolarmente tortuoso. Iscritto inizialmente nel registro degli indagati per eccesso colposo di legittima difesa, la posizione del tabaccaio fu poi pesantemente aggravata dalla Procura di Ivrea, che gli contestò il reato di omicidio volontario.
Il 30 maggio 2024, il Tribunale di Ivrea lo condannò in primo grado a 5 anni di reclusione, pur riconoscendogli le attenuanti e tenendo conto del risarcimento economico già versato alla famiglia della vittima.
I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Torino hanno ribaltato la qualificazione del reato, derubricandolo da omicidio volontario a omicidio colposo.
Applicando le attenuanti generiche, la provocazione, il risarcimento del danno e lo sconto di pena previsto dal rito abbreviato, la condanna è stata ridotta a 1 anno e 8 mesi con pena sospesa.
Con la rinuncia al terzo grado di giudizio in Cassazione, la vicenda si sigilla definitivamente, ponendo fine a oltre sette anni di travaglio emotivo e giudiziario per il commerciante canavesano.