Giallo di Fasano: Eros Rossi ucciso con 203 colpi di cacciavite

I risultati dell'esame medico-legale rivelano una furia cieca. Smentita la tesi della difesa di Teodoro Cavaliere. La vittima stava per finire di scontare la sua pena

Redazione
Giallo di Fasano: Eros Rossi ucciso con 203 colpi di cacciavite

Giallo di Fasano: Eros Rossi ucciso con 203 colpi di cacciavite. I risultati dell’esame medico-legale rivelano una furia cieca. Smentita la tesi della difesa di Teodoro Cavaliere. La vittima stava per finire di scontare la sua pena.

Dettagli agghiaccianti dell’autopsia su Eros Rossi, che trasformano il delitto di Torre Canne, frazione del comune di Fasano, in provincia di Brindisi, in uno dei casi più efferati di questo inizio anno.

I risultati dell’esame autoptico depositati in queste ore delineano uno scenario di rara ferocia, smontando pezzo dopo pezzo la tesi della legittima difesa avanzata dall’indagato.

I dettagli dell’orrore: 203 fendenti

L’esame eseguito dal medico legale Biagio Solarino ha restituito un quadro brutale che va ben oltre la semplice colluttazione. Eros Rossi è stato colpito per ben 203 volte, presumibilmente con un cacciavite a punta a stella. La concentrazione dei colpi sulla parte destra del corpo suggerisce un’aggressione prolungata e unidirezionale.

Nonostante l’altissimo numero di ferite, a risultare fatale è stata un’emorragia massiva provocata dalla lesione della carotide esterna. Uno dei tanti colpi inferti ha reciso l’arteria, portando Rossi alla morte in pochi minuti.

Il destino è stato particolarmente beffardo: il 41enne è stato ucciso proprio nella notte tra il 17 e il 18 aprile, il giorno in cui avrebbe terminato di scontare la misura della detenzione domiciliare a cui era sottoposto.

Crolla la tesi della “Legittima Difesa”

Le indagini coordinate dal PM Sofia Putignani e condotte dai Carabinieri hanno portato il GIP a confermare la custodia cautelare in carcere per Teodoro Cavaliere.

Secondo il giudice, l’accanimento del 40enne (203 colpi) è incompatibile con la necessità di difendersi. La sproporzione tra l’offesa e la reazione configura, per l’accusa, un omicidio volontario in piena regola.

Resta ancora il mistero su cosa abbia scatenato una simile violenza tra i due amici. I militari stanno scavando nel passato dei due uomini per capire cosa abbia trasformato una lite domestica in un massacro.

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