Mamma e figlia avvelenate con la ricina, l’inchiesta accelera: tre sospettati e mappatura satellitare delle piante
Svolta nell'inchiesta sul decesso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita a Pietracatella: tre persone iscritte nel registro degli indagati. Sotto la lente un viaggio all'estero
Mamma e figlia avvelenate con la ricina, l’inchiesta accelera: tre sospettati e mappatura satellitare delle piante. Svolta nell’inchiesta sul decesso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita a Pietracatella: tre persone iscritte nel registro degli indagati. Sotto la lente un viaggio all’estero.
L’inchiesta sulla tragica e dolorosa morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a Pietracatella (Campobasso) dopo aver assunto una dose letale di ricina, è giunta a un cruciale e inatteso punto di svolta.
Dopo mesi di complessi accertamenti tossicologici, biologici e informatici condotti in un clima di massimo riserbo, la Procura della Repubblica ha impresso un’accelerazione decisiva alle indagini, restringendo il campo d’azione attorno a una precisa cerchia di contatti della famiglia.
Gli inquirenti stanno operando su tre sospettati ufficiali, un ventaglio di nuove testimonianze e, soprattutto, su un’innovativa tecnica di investigazione botanico-satellitare che punta a chiarire la provenienza della sostanza tossica.
I tre sospettati e la pista del viaggio all’estero
Il quadro investigativo si è modificato in modo radicale nelle ultime ore, abbandonando quasi del tutto l’ipotesi di un drammatico incidente domestico o di un’ingestione fortuita. Gli elementi chiave su cui si stanno concentrando i Carabinieri del Nucleo Investigativo riguardano tre persone, la cui identità resta al momento coperta da segreto istruttorio, ma vicine all’ambiente relazionale delle due vittime, sono state iscritte nel registro degli indagati.
Gli agenti stanno approfondendo i dettagli logistici e i movimenti legati a un recente viaggio all’estero compiuto da soggetti legati alla famiglia. L’ipotesi è che in quell’occasione possano essere stati acquisiti elementi utili al confezionamento del veleno o istruzioni specifiche sulla sua somministrazione.
Una nuova tornata di interrogatori a vicini, parenti e colleghi di lavoro sta servendo a ricostruire il clima emotivo e gli eventuali dissidi economici o personali antecedenti alla tragedia.
La svolta tecnologica: geolocalizzazione e mappatura della ricina
La ricina è un potente veleno vegetale ottenuto dai semi della pianta del ricino (Ricinus communis). Estrarla in purezza richiede competenze specifiche o un meticoloso processo di lavorazione.
Per capire se il veleno sia stato autoprodotto localmente o acquistato tramite canali illegali (come il dark web), la Procura ha disposto una perizia scientifica senza precedenti.
Attraverso l’utilizzo di rilievi satellitari avanzati, droni e banche dati forestali, gli esperti stanno effettuando una mappatura e geolocalizzazione di tutte le piante di ricino presenti sul territorio di Pietracatella e dei comuni limitrofi.
L’obiettivo degli inquirenti è incrociare la posizione geografica dei focolai spontanei o coltivati della pianta con i dati di localizzazione GPS estrapolati dagli smartphone e dai navigatori delle auto in uso ai tre indagati.
Un eventuale passaggio dei sospettati nei pressi di aree isolate in cui vegeta il ricino, proprio nei giorni compatibili con la preparazione del veleno, costituirebbe una prova schiacciante per l’accusa.
I telefoni e i computer dei tre indagati sono stati posti sotto sequestro e affidati a un consulente informatico per analizzare le cronologie di ricerca, i messaggi cancellati e le chat criptate. I prossimi giorni si preannunciano determinanti per la chiusura del cerchio attorno ai responsabili del duplice avvelenamento.