Morte di Daniel Tafa, la perizia choc: «Infortunio prevedibile ed evitabile, c’era già stato un precedente»

Svolta nell'inchiesta sulla tragedia alla Stm di Maniago costata la vita al ventiduenne

Redazione
Morte di Daniel Tafa, la perizia choc: «Infortunio prevedibile ed evitabile, c’era già stato un precedente»
Daniel Tafa

Morte di Daniel Tafa, la perizia choc: «Infortunio prevedibile ed evitabile, c’era già stato un precedente». Svolta nell’inchiesta sulla tragedia alla Stm di Maniago costata la vita al ventiduenne.

L’incredibile e drammatica morte di Daniel Tafa, il giovane operaio di soli 22 anni deceduto il 25 marzo 2025 all’interno dello stabilimento Stm di Maniago (Pordenone), non è stata una fatalità inevitabile. È la conclusione, pesantissima, a cui è giunta la consulenza tecnica d’ufficio disposta dalla Procura della Repubblica di Pordenone, i cui esiti sono stati depositati in queste ore.

Il ragazzo venne ucciso in fabbrica mentre operava su un macchinario per lo stampaggio di ingranaggi industriali, investito dagli effetti dell’esplosione dello strumento e trafitto al corpo da una scheggia incandescente. Una dinamica che il legale della famiglia, l’avvocato Fabiano Filippin, ha accostato senza giri di parole a una vera e propria “tortura medievale”.

Le conclusioni dei periti: un triplice livello di omissioni

Secondo i consulenti tecnici nominati dai magistrati pordenonesi, l’infortunio mortale era «oggettivamente prevedibile e tecnicamente evitabile» attraverso l’adozione di normali misure protettive, ampiamente esigibili alla luce del progresso tecnologico e delle normative vigenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

La perizia mette in luce una gestione profondamente lacunosa della sicurezza aziendale, strutturata su tre macro-aree critiche. Mancanza di idonee barriere fisiche o schermature capaci di contenere i frammenti in caso di cedimento strutturale o esplosione dei macchinari;

Totale assenza di interventi correttivi sulla catena di montaggio e sui protocolli di rischio, rimasti invariati nel tempo. Carenze nell’addestramento specifico del personale operaio esposto a tali lavorazioni.

Il dato più inquietante emerso dagli accertamenti riguarda la recidività della dinamica. Nel dicembre del 2024, appena tre mesi prima della morte di Daniel, nello stesso stabilimento si era infatti già verificato un incidente identico, fortunatamente con conseguenze molto più contenute per i lavoratori presenti. Nonostante quel chiaro campanello d’allarme, la struttura organizzativa e i sistemi di protezione della Stm rimasero inalterati.

Sette indagati e il dolore della famiglia: “Poteva essere salvato”

I risultati della perizia sono ora al vaglio degli inquirenti e andranno a consolidare l’impianto accusatorio del procedimento penale, che vede attualmente iscritte nel registro degli indagati sette persone, tra cui figurano dirigenti apicali, amministratori e responsabili del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) dell’azienda friulana.

Profondo lo sconcerto dei familiari della vittima, espresso tramite le parole dell’avvocato Filippin: «Quello appena depositato è un atto tecnico, non una sentenza, ma l’aspetto che fa più male è sicuramente quello sulla prevedibilità dell’evento.

Sapere che l’infortunio si sarebbe potuto evitare aggiunge dolore su dolore in una famiglia che ancor oggi è alla ricerca di un perché esistenziale. Eravamo a conoscenza di pregressi incidenti simili e li abbiamo segnalati noi stessi sin dalle prime fasi dell’inchiesta.

Perché non si è intervenuto prima scongiurando l’irreparabile? La vera domanda che ci poniamo da quel tragico giorno è questa e sempre questa».

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