Morte Igor Squeo: sei poliziotti e un medico indagati dalla Procura Generale
Avocata l'inchiesta dopo due richieste di archiviazione. La tesi della PG: "Morte per asfissia posizionale da contenzione impropria, non per overdose"
Morte Igor Squeo: sei poliziotti e un medico indagati dalla Procura Generale. Avocata l’inchiesta dopo due richieste di archiviazione. La tesi della PG: “Morte per asfissia posizionale da contenzione impropria, non per overdose”.
Una clamorosa svolta giudiziaria riapre i riflettori su un caso di cronaca milanese che rischiava di finire definitivamente in archivio.
La Procura Generale di Milano ha ribaltato le conclusioni a cui era giunta la Procura ordinaria, iscrivendo nel registro degli indagati sette persone per la morte di Igor Squeo, il trentatreenne deceduto nel giugno del 2022 dopo un concitato intervento delle forze dell’ordine nel suo appartamento.
Il caso, portato alla luce dalla trasmissione televisiva Chi l’ha visto?, vede oggi formalmente sotto inchiesta sei agenti di polizia e una dottoressa del 118, accusati a vario titolo di reati che spaziano dall’omicidio preterintenzionale al falso ideologico.
Le due verità sulla causa del decesso
Il cuore dello scontro giudiziario risiede nella radicale divergenza tra i consulenti tecnici della Procura e la nuova linea impressa dalla Procuratrice Generale, Francesca Nanni.
Per due volte i pubblici ministeri milanesi avevano chiesto l’archiviazione del fascicolo, sostenendo che Igor Squeo fosse deceduto esclusivamente a causa di un’intossicazione acuta da cocaina, derubricando i fatti a una tragica fatalità legata allo stato di forte agitazione del giovane.
Dopo l’opposizione della famiglia, assistita dall’avvocata Ilaria Urzini, la PG ha avocato a sé l’inchiesta a fine marzo scorso, evidenziando una “superficialità delle indagini svolte”.
Secondo la dottoressa Nanni, Squeo sarebbe morto per asfissia posizionale determinata dal peso dei poliziotti che lo bloccavano a terra, associata all’effetto di un potente farmaco sedativo somministratogli mentre si trovava in grave deficit respiratorio.
Le accuse e le presunte coperture
Il provvedimento della Procura Generale delinea responsabilità pesantissime e ipotizza un vero e proprio tentativo di occultare la reale dinamica di quella notte.
Sei sono i poliziotti finisti sotto indagine. 4 agenti devono rispondere di omicidio preterintenzionale. Avrebbero cagionato la morte del 33enne immobilizzandolo a terra in modo improprio, schiacciandolo sotto il loro peso nonostante fosse già ammanettato a mani e piedi.
Due agenti sono accusati di falso ideologico: avrebbero redatto e controfirmato una relazione d’intervento fasulla per “coprire” l’azione dei colleghi e alterare la cronologia dei fatti. Infine, sotto la lente di ingrandimento della PG un medico soccorritore del 118 che dovrà difendersi dall’accusa di omicidio colposo.
Avrebbe somministrato un forte anestetico senza monitorare i parametri vitali (con una saturazione all’82%). Avrebbe poi falsificato la relazione di soccorso indicando una saturazione (falsa) del 96%.
Cosa non torna: i riscontri medici e la richiesta di esumazione
Nel decreto di avocazione, la Procura Generale ha messo nero su bianco una serie di macroscopici elementi fisici e biologici che smentiscono la tesi del decesso per infarto da cocaina.
Sul corpo di Igor Squeo sono stati infatti riscontrati elementi traumatici inequivocabili: fratture costali multiple, vaste aree ecchimotiche sulla zona dorsale, toracica e facciale, e polmoni gravemente compromessi da un edema polmonare emorragico, tipico dei soggetti deceduti per soffocamento o deficit prolungato di ossigeno.
Per dirimere definitivamente i dubbi e sanare le discordanze tra le varie consulenze, la Procura Generale ha chiesto ufficialmente alla Gip Maria Idria Gurgo di Castelmenardo di disporre una perizia medico-legale in sede di incidente probatorio.
L’accertamento potrebbe comportare, nelle prossime settimane, l’esumazione della salma del trentatreenne per verificare l’eventuale presenza di ulteriori micro-fratture ossee non catalogate durante la prima autopsia, blindando così il nuovo e severissimo impianto accusatorio.