Patrizia Beria muore a 62 anni dopo intervento alla spalla
Era stata operata al Vito Fazzi di Lecce, indagato un ortopedico. I familiari presentano un esposto: sotto la lente degli inquirenti la mancata prescrizione della terapia anticoagulante
Patrizia Beria muore a 62 anni dopo intervento alla spalla. Era stata operata al Vito Fazzi di Lecce, indagato un ortopedico. I familiari presentano un esposto: sotto la lente degli inquirenti la mancata prescrizione della terapia anticoagulante.
L’intervento, le dimissioni e il malore fatale
La vicenda giudiziaria si sviluppa attorno al percorso clinico effettuato dalla donna nel principale nosocomio leccese. La sessantaduenne si era presentata presso il reparto di Ortopedia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce a causa di una dolorosa frattura alla spalla. Sottoposta all’intervento di riduzione e sintesi della lesione, il decorso in corsia era parso regolare.
Ottenuto il via libera dei medici per le dimissioni, la donna è rientrata nella sua abitazione di Nardò. Poco dopo, però, le sue condizioni sono precipitate: un improvviso e violento collasso l’ha stroncata il 7y giugno 2026, rendendo del tutto inutili i tentativi di soccorso.
L’esposto e il “giallo” della terapia antitrombo
A far scattare le indagini è stata la denuncia-esposto presentata formalmente dai familiari della vittima, assistiti legalmente dagli avvocati Massimo Manfreda e Riccardo Manfreda:
I parenti chiedono di fare assoluta chiarezza sulle ultime ore di vita della congiunta. Tra i punti chiave messi nero su bianco dai legali e sottoposti all’attenzione della Procura, figura la mancata prescrizione della terapia anticoagulante (l’eparina a basso peso molecolare, solitamente standard nei decorsi post-operatori per prevenire trombosi ed embolie polmonari).
Nella giornata di ieri, il medico legale incaricato dalla Procura, il dottor Alberto Tortorella, ha eseguito l’esame autoptico sulla salma. L’autopsia dovrà chiarire se la morte sia stata causata da un’embolia massiva collegata all’immobilità e alla chirurgia, evidenziando l’eventuale nesso di causalità tra l’operato dell’ortopedico e il decesso.
In attesa della consulenza tecnica
L’iscrizione del chirurgo nel registro degli indagati rappresenta una garanzia difensiva per il professionista, che ha potuto così nominare propri consulenti di parte per assistere all’esame necroscopico.
Nei prossimi giorni, l’analisi dei campioni biologici e istologici prelevati durante l’autopsia, unita allo studio dettagliato della cartella clinica sequestrata dai militari, permetterà alla Procura di stabilire se vi sia stata imperizia, imprudenza o negligenza da parte dello staff sanitario.