Svolta nel giallo Vorraro: imprenditore rapito per riscatto e morto durante il sequestro. Quattro fermi
La DDA contesta il sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato dal metodo mafioso, morte come conseguenza di altro reato e occultamento di cadavere. Caccia al corpo a Terzigno
Svolta nel giallo Vorraro: imprenditore rapito per riscatto e morto durante il sequestro. Quattro fermi. La DDA contesta il sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato dal metodo mafioso, morte come conseguenza di altro reato e occultamento di cadavere. Caccia al corpo a Terzigno.
Quella che per mesi era rimasta catalogata come una misteriosa sparizione si è rivelata, nelle ultime ore, un brutale caso di sequestro di persona finito nel sangue, orchestrato con metodologie e finalità tipiche della criminalità organizzata.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un decreto di fermo d’urgenza, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, nei confronti di quattro persone di età compresa tra i 32 e i 34 anni, tutte residenti nell’area vesuviana, tra i comuni di Terzigno e San Giuseppe Vesuviano.
Il piano di rapimento e la morte della vittima
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero antimafia Giuseppe Visone, ha permesso di ricostruire i tasselli di un disegno criminale spietato che ha portato alla morte del cinquantottenne di Poggiomarino, in provincia di Napoli.
Francesco Vorraro, 58 anni, originario di Somma Vesuviana e attivo nel redditizio settore dell’import-export alimentare, era stato individuato come il bersaglio ideale. Il piano dei quattro indagati prevedeva il suo rapimento per costringere la famiglia o i soci a pagare una cospicua somma di denaro.
Qualcosa durante le fasi del sequestro – scattato il 9 febbraio scorso – è andato storto. Vorraro è deceduto mentre si trovava nelle mani dei suoi aguzzini. Non viene escluso che l’uomo possa aver avuto un malore fatale dovuto allo stress del rapimento o che sia rimasto vittima di violenze.
Davanti al cadavere dell’ostaggio, i quattro avrebbero deciso di far sparire ogni traccia, nascondendo il corpo in un luogo sicuro. Nelle ultime settimane, i militari dell’Arma hanno effettuato approfonditi scavi con le ruspe in un’area boschiva di Terzigno nel tentativo di localizzare i resti dell’imprenditore.
I fili dell’inchiesta: dal video alla pista dei clan
Le indagini si sono mosse partendo dai confini del territorio napoletano per poi stringersi attorno ai quattro presunti responsabili grazie a riscontri tecnologici e territoriali.
Subito dopo la denuncia di scomparsa presentata dai familiari a febbraio, il primo indizio materiale era stato il ritrovamento dell’automobile di Vorraro a Sarno, in provincia di Salerno.
Le telecamere di videosorveglianza della zona in cui l’uomo è svanito hanno giocato un ruolo cruciale, riprendendo il cinquantottenne in compagnia di due dei soggetti fermati nei momenti immediatamente precedenti al sequestro.
La vittima, in passato, era stata lambita e poi completamente scagionata da un’inchiesta per riciclaggio legata al clan Giugliano. Proprio la fitta rete di affari commerciali transnazionali e i contatti aziendali all’estero dell’imprenditore sono ora passati al setaccio dagli inquirenti della DDA per chiarire il contesto e i retroscena che hanno spinto il gruppo criminale ad agire sotto l’egida e l’aggravante della finalità mafiosa.