Carlo Ginzburg: lo storico che rivoluzionò la storiografia con la “microstoria” si spegne a 87 anni

Figlio di Leone e Natalia Ginzburg, fu l'autore del bestseller planetario Il formaggio e i vermi. Ha insegnato all'UCLA e alla Normale di Pisa, usando i verbali dell'Inquisizione per ridare voce agli oppressi

Redazione
Carlo Ginzburg: lo storico che rivoluzionò la storiografia con la “microstoria” si spegne a 87 anni
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Carlo Ginzburg: lo storico che rivoluzionò la storiografia con la “microstoria” si spegne a 87 anni. Figlio di Leone e Natalia Ginzburg, fu l’autore del bestseller planetario Il formaggio e i vermi. Ha insegnato all’UCLA e alla Normale di Pisa, usando i verbali dell’Inquisizione per ridare voce agli oppressi.

Il mondo della cultura internazionale piange la scomparsa di Carlo Ginzburg, uno degli storici e intellettuali italiani più celebri, autorevoli e tradotti nel mondo, spentosi all’età di 87 anni.

Nato a Torino il 15 aprile 1939, Ginzburg ha rivoluzionato radicalmente la metodologia della ricerca storica moderna, legando indissolubilmente il suo nome alla nascita della «microstoria» e firmando capolavori saggistici tradotti in oltre trenta lingue.

Figlio dell’intellettuale e martire antifascista Leone Ginzburg (ucciso sotto le torture nel 1944) e della celebre scrittrice Natalia Ginzburg, portava nel proprio DNA l’eredità culturale più nobile del Novecento italiano.

L’invenzione della microstoria: la voce dei dimenticati

Ginzburg ha scardinato l’idea che la storia debba essere solo il racconto dei grandi trattati, dei sovrani e delle battaglie. Attraverso la microstoria, ha dimostrato che l’analisi microscopica di un caso isolato o di una persona comune può spalancare finestre straordinarie sulla mentalità di un’intera epoca.

Scritto a soli 27 anni dopo approfonditi studi alla Scuola Normale di Pisa, il saggio I benandanti (1966) esplora i riti di fertilità delle campagne friulane tra il ‘500 e il ‘600.

Ginzburg dimostrò come i giudici dell’Inquisizione avessero forzatamente assimilato queste antiche tradizioni contadine agli schemi colti della stregoneria e del sabba diabolico.

Il suo capolavoro assoluto Il formaggio e i vermi (1976) e successo mondiale. Il libro ricostruisce la cosmogonia radicale e modernissima di Menocchio, un mugnaio friulano condannato a morte per eresia.

La genialità di Ginzburg risiedette nel saper leggere i verbali degli inquisitori “contropelo”, usandoli non per validare l’accusa, ma come prezioso patrimonio per estrarre la cultura orale delle classi subalterne.

L’insegnamento, l’impegno politico e il rigore civile

Intellettuale eclettico, capace di far dialogare la storiografia con l’antropologia, la letteratura e la storia dell’arte, Ginzburg ha espresso la sua autorevolezza anche fuori dalle biblioteche.

Ha insegnato per anni alla prestigiosa University of California Los Angeles (UCLA) prima di rientrare in Italia alla cattedra della Scuola Normale Superiore di Pisa.

Di ferme e rigorose convinzioni progressiste, non esitò ad abbandonare la storica casa editrice Einaudi (a cui la sua famiglia era legatissima) quando questa passò sotto il controllo societario di Silvio Berlusconi, spostando i suoi scritti verso Adelphi, Feltrinelli e Quodlibet.

Il giudice e lo storico (1991) è un saggio in cui scese direttamente sul terreno della cronaca giudiziaria contemporanea, analizzando il processo per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Ginzburg criticò duramente la condanna dei leader di Lotta Continua (Sofri, Bompressi, Pietrostefani), evidenziando come la magistratura avesse applicato logiche probatorie pericolosamente simili a quelle degli antichi tribunali inquisitoriali.

Il cordoglio del mondo accademico

Carlo Ginzburg si è sempre battuto strenuamente per la difesa della verità storica oggettiva, avversando le correnti teoriche che riducevano la ricerca sul passato a una mera narrazione romanzata e priva di prove documentali.

Con la sua scomparsa, la cultura italiana e internazionale perde un maestro metodologico inestimabile, capace di scendere negli anfratti più oscuri degli archivi per restituire dignità e memoria agli ultimi della storia.

Maria Laudando

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